resistenza 25 aprile

Reggio Emilia, la base Pd in rivolta sulla scelta di Marini

Se l’intesa tra Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi su Franco Marini come nome sul quale far convergere i voti per il Quirinale ha spaccato il Pd a Roma, nel reggiano i militanti del partito sono completamente in disaccordo sulla decisione presa dai vertici. Fin dalla tarda serata di ieri, quando dall’infuocata riunione romana del teatro Capranica emergevano le fratture all’interno del partito, i militanti hanno iniziato a esprimere in maniera molto rumorosa il loro dissenso. E anche parte dei vertici reggiani del partito sono dalla loro parte. Eloquenti due post apparsi intorno alla mezzanotte sulla pagina Facebook di Paolo Gandolfi, deputato Pd ed ex assessore alla Mobilità al Comune di Reggio Emilia: “Si vuole unire il Paese e si divide il partito e la coalizione. Che senso ha? Poi il Paese da unire non è forse quello che non ha votato o a votato con rabbia contro i partiti? Oggi non ho avuto risposte”. Un’ora dopo, una frase ancora più eloquente: “Quella di questa sera è una scelta sbagliata, decisa nel modo sbagliato, per un fine sbagliato, non la seguirò”.
In poche ore arrivano più di sessanta commenti, e tutti non mancano di applaudire. C’è sconcerto, nella base del partito: i militanti non riescono a capire come mai non si sia scelto di appoggiare la candidatura di Stefano Rodotà nel tentativo di una convergenza con il Movimento 5 Stelle, e perché invece si stia sostenendo un nome che anche il Pdl condivide. “Speriamo che la notte porti consiglio a Bersani – scrive Patrizia Anghinolfi tra i commenti – Ha corteggiato i M5S ed ora che hanno un candidato di tutto rispetto é di credibilitá internazionale… Noi condividiamo Marini appoggiato anche dal Pdl. Ma Bersani & company si rendono contro del disastro che stanno facendo !!! Siamo stanchi vogliamo perdere altri voti…”. Nel pomeriggio arrivano le prime conseguenze sul piano politico. Su Facebook, Alberto Bigi ha scritto di essersi autosospeso dalla direzione del Pd dell’Emilia Romagna: “Le motivazioni non devo darle io. E’ la segreteria politica del mio partito che deve darle a me. E a tutti i militanti, gli iscritti, i simpatizzanti”.

Anche il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, dal canto suo, ha appoggiato pubblicamente un candidato diverso da quello indicato dalla direzione nazionale del Pd. In un post apparso questa mattina su Facebook, è netto l’endorsement che Delrio fa per Romano Prodi.”Ho sempre detto che i criteri di autorevolezza internazionale e nazionale, di credibilità e di innovazione nella politica dovevano guidare la scelta del Presidente della Repubblica. Romano Prodi è il migliore – scrive – L’idea di trovare una condivisione con la maggior parte delle forze politiche é giusta ma non può significare far scegliere a Berlusconi il candidato del centrosinistra. Purtroppo hanno prevalso altre logiche che si sono subito rese evidenti quando nessuno ha difeso Prodi dopo i vergognosi attacchi subiti. Franco Marini merita il rispetto di tutti per la sua storia politica e personale. Il paese però appare molto lontano dalle logiche romane”.

Paolo Gandolfi

Paolo Gandolfi

Anche la senatrice Leana Pignedoli ha dichiarato di essersi espressa a sfavore della proposta di Franco Marini durante l’assemblea dei gruppi Pd di ieri sera: “Ho votato contro perché credo che il Presidente della Repubblica debba essere figura istituzionale, di garanzia, fuori da ogni logica di spartizione politica e debba essere percepito come tale nel Paese. Serve un nome che sappia, da solo, con il suo profilo, superare ogni veto che viene impropriamente presentato dalle diverse forze politiche -afferma la Pignedoli - Cambiare passo vuol dire sapere distinguere l’esigenza di fare governi di scopo di carattere istituzionale senza preclusioni per superare problemi drammatici come quelli che stiamo vivendo a livello economico, per superare il blocco del sistema elettorale. Diverso è ragionare di alleanze. Il Paese percepisce in questa proposta, ancorché figura onesta e trasparente, una riproposizione di logiche del passato, inadeguate al momento, ci vuole coerenza. Per tutto questo alla prima elezione ho votato scheda bianca contando su una nuova proposta del mio partito all’altezza di questo tempo”.
Posizioni simili sono state espresse anche da Antonella Incerti: “Ieri sera ero parte della mozione che ha chiesto a gran voce all’assemblea di continuare la discussione per individuare un nome maggiormente condiviso e che non portasse alla spaccatura interna – scrive su Facebook – Non possiamo permetterci di rompere partito e coalizione in questo modo. Per quanto mi riguarda voterò scheda bianca alla prima chiamata, nella speranza di riaprite tutti insieme un dialogo che porti verso una figura universalmente più riconosciuta. Se così non fosse vi preannuncio che nelle chiamate successive il mio voto convergerà sulla figura di Stefano Rodotà”.

Maino Marchi, dal canto suo, evita commenti diretti sui social network, ma lascia bene in evidenza sul suo profilo i post dei circoli del Pd di Scandiano e di Cavriago. I toni dei gruppi locali sono perentori, e il loro è un vero e proprio grido d’allarme: “Questa volta ci devono ascoltare – scrivono da Scandiano – Devono ascoltare l’incazzatura della base del Partito. la stessa base che ha votato in massa alle primarie e che ha sopportato tanto in passato, sempre fedele alla linea anche quando in disaccordo. La scelta di Franco Marini è sbagliata! Ascoltateci!”. Più morbidi i toni scelti da Cavriago, ma i contenuti non cambiano affatto: “Il circolo Pd di Cavriago fa un appello ai parlamentari reggiani Gandolfi, Incerti, Marchi, Iori, Pignedoli, affinché sostengano i nomi di Romano Prodi o Stefano Rodotà per la carica di Presidente della Repubblica – si legge in una nota –  Facendo un altro passo sulla strada del cambiamento, già imboccata con l’elezione di Boldrini e Grasso, per ridare centralità al Parlamento e proporre un governo che riaccenda le speranze degli elettori di centrosinistra, presenti, passati e futuri!!!”.

Il sindaco di Vezzano Mauro Bigi

Il sindaco di Vezzano Mauro Bigi

Non è solo la base a esprimere dissenso. Via Twitter il sindaco di Casalgrande Andrea Rossi scrive una frase eloquente: “Faccio outing – ha scritto in tarda serata – (È) il momento più triste della mia militanza politica, si infrange un sogno mosso da passione e impegno civico”. Più articolato il dissenso che trapela dalla dichiarazione di Mauro Bigi, il sindaco di Vezzano, in un post su Facebook: “Un pezzo del paese vuole l’accordo col Pdl per non cambiare nulla: la mafia; la finanza, che oggi festeggia con uno spread in discesa; tutti i grandi boiardi di Stato nominati; quelli che siedono nei Cda della grandi aziende statali e parastatali, come Inps, Eni, Finmeccanica; chi nel privato ha chiari riferimenti in uomini e gruppi senza i quali cadrebbe. Tutti questi oggi vogliono un accordo col Pdl per un governo di due o tre anni. Poi si vedrà”. I toni di Bigi si scagliano contro la casta, che “negli ultimi anni sta succhiando il sangue al resto del paese: ai piccoli imprenditori; ai pensionati che prendono tra i 500 e i 1000€ al mese; ai dipendenti pubblici che non arrivano a 1500€ mese; ai dipendenti privati il cui salario si è costantemente abbassato negli ultimi 30 anni (qualche colpa il sindacato ce l’ha, vedi Marini), ai disoccupati, ai giovani senza lavoro ma soprattutto senza futuro; agli onesti. Per me – conclude – il Pd deve rappresentare e rappresenta nell’elettorato questo secondo gruppo. Se la classe dirigente attuale vuole rappresentare il primo pezzo deve essere cacciata. Con ignominia”.

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