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	<title>Partito Democratico di Bibbiano| pd | manovra | governo | pier luigi bersani |&#187;Partito Democratico di Bibbiano</title>
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		<title>Reggio Emilia, la base Pd in rivolta sulla scelta di Marini</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 17:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Curti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gandolfi: "Scelta sbagliata, non la seguirò". Militanti e sindaci compatti, Delrio appoggia Prodi <a class="meta-nav" href="https://www.pdbibbiano.it/2013/04/reggio-emilia-la-base-pd-in-rivolta-sulla-scelta-di-marini/">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se l’intesa tra Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi su <strong>Franco Marini</strong> come nome sul quale far convergere i voti per il Quirinale ha spaccato il Pd a Roma, nel reggiano i militanti del partito sono completamente in disaccordo sulla decisione presa dai vertici. Fin dalla tarda serata di ieri, quando dall’infuocata riunione romana del teatro Capranica emergevano le fratture all’interno del partito, i militanti hanno iniziato a esprimere in maniera molto rumorosa il loro dissenso. E anche parte dei vertici reggiani del partito sono dalla loro parte. Eloquenti due post apparsi intorno alla mezzanotte <a href="http://www.facebook.com/paolo.gandolfi?fref=ts" target="_blank">sulla pagina Facebook</a> di <strong>Paolo Gandolfi</strong>, deputato Pd ed ex assessore alla Mobilità al Comune di Reggio Emilia: “Si vuole unire il Paese e si divide il partito e la coalizione. Che senso ha? Poi il Paese da unire non è forse quello che non ha votato o a votato con rabbia contro i partiti? Oggi non ho avuto risposte”. Un’ora dopo, una frase ancora più eloquente: “Quella di questa sera è una scelta sbagliata, decisa nel modo sbagliato, per un fine sbagliato, non la seguirò”.<br />
In poche ore arrivano più di sessanta commenti, e tutti non mancano di applaudire. C’è sconcerto, nella base del partito: i militanti non riescono a capire come mai non si sia scelto di appoggiare la candidatura di <strong>Stefano Rodotà</strong> nel tentativo di una convergenza con il Movimento 5 Stelle, e perché invece si stia sostenendo un nome che anche il Pdl condivide. “Speriamo che la notte porti consiglio a Bersani – scrive Patrizia Anghinolfi tra i commenti &#8211; Ha corteggiato i M5S ed ora che hanno un candidato di tutto rispetto é di credibilitá internazionale&#8230; Noi condividiamo Marini appoggiato anche dal Pdl. Ma Bersani &amp; company si rendono contro del disastro che stanno facendo !!! Siamo stanchi vogliamo perdere altri voti&#8230;”. Nel pomeriggio arrivano le prime conseguenze sul piano politico. Su Facebook, <strong>Alberto Bigi</strong> ha scritto di essersi autosospeso dalla direzione del Pd dell&#8217;Emilia Romagna: &#8220;Le motivazioni non devo darle io. E&#8217; la segreteria politica del mio partito che deve darle a me. E a tutti i militanti, gli iscritti, i simpatizzanti&#8221;.</p>
<p>Anche il sindaco di Reggio Emilia <strong>Graziano Delrio</strong>, dal canto suo, ha appoggiato pubblicamente un candidato diverso da quello indicato dalla direzione nazionale del Pd. In un post apparso questa mattina <a href="http://www.facebook.com/pages/Graziano-Delrio/160694770110?fref=ts" target="_blank">su Facebook</a>, è netto l&#8217;endorsement che Delrio fa per <strong>Romano Prodi</strong>.&#8221;Ho sempre detto che i criteri di autorevolezza internazionale e nazionale, di credibilità e di innovazione nella politica dovevano guidare la scelta del Presidente della Repubblica. Romano Prodi è il migliore &#8211; scrive &#8211; L&#8217;idea di trovare una condivisione con la maggior parte delle forze politiche é giusta ma non può significare far scegliere a Berlusconi il candidato del centrosinistra. Purtroppo hanno prevalso altre logiche che si sono subito rese evidenti quando nessuno ha difeso Prodi dopo i vergognosi attacchi subiti. Franco Marini merita il rispetto di tutti per la sua storia politica e personale. Il paese però appare molto lontano dalle logiche romane&#8221;.</p>
<p><a title="Paolo Gandolfi" href="http://s3-eu-west-1.amazonaws.com/info.quotidianionline/photos/201303181749-800-1471888-4.JPG"><img src="http://s3-eu-west-1.amazonaws.com/info.quotidianionline/photos/201303181749-400-1471888-4.JPG" alt="Paolo Gandolfi" /></a></p>
<p>Paolo Gandolfi</p>
<p>Anche la senatrice <strong>Leana Pignedoli</strong> ha dichiarato di essersi espressa a sfavore della proposta di Franco Marini durante l’assemblea dei gruppi Pd di ieri sera: “Ho votato contro perché credo che il Presidente della Repubblica debba essere figura istituzionale, di garanzia, fuori da ogni logica di spartizione politica e debba essere percepito come tale nel Paese. Serve un nome che sappia, da solo, con il suo profilo, superare ogni veto che viene impropriamente presentato dalle diverse forze politiche -afferma la Pignedoli - Cambiare passo vuol dire sapere distinguere l&#8217;esigenza di fare governi di scopo di carattere istituzionale senza preclusioni per superare problemi drammatici come quelli che stiamo vivendo a livello economico, per superare il blocco del sistema elettorale. Diverso è ragionare di alleanze. Il Paese percepisce in questa proposta, ancorché figura onesta e trasparente, una riproposizione di logiche del passato, inadeguate al momento, ci vuole coerenza. Per tutto questo alla prima elezione ho votato scheda bianca contando su una nuova proposta del mio partito all&#8217;altezza di questo tempo&#8221;.<br />
Posizioni simili sono state espresse anche da <strong>Antonella Incerti</strong>: &#8220;Ieri sera ero parte della mozione che ha chiesto a gran voce all&#8217;assemblea di continuare la discussione per individuare un nome maggiormente condiviso e che non portasse alla spaccatura interna &#8211; scrive <a href="http://www.facebook.com/pages/Reggio-Emilia-per-Antonella-Incerti/540716679274414?fref=ts" target="_blank">su Facebook</a> &#8211; Non possiamo permetterci di rompere partito e coalizione in questo modo. Per quanto mi riguarda voterò scheda bianca alla prima chiamata, nella speranza di riaprite tutti insieme un dialogo che porti verso una figura universalmente più riconosciuta. Se così non fosse vi preannuncio che nelle chiamate successive il mio voto convergerà sulla figura di Stefano Rodotà&#8221;.</p>
<p><strong>Maino Marchi</strong>, dal canto suo, evita commenti diretti sui social network, ma lascia bene in evidenza sul suo profilo i post dei circoli del Pd di Scandiano e di Cavriago. I toni dei gruppi locali sono perentori, e il loro è un vero e proprio grido d’allarme: “Questa volta ci devono ascoltare – scrivono da Scandiano &#8211; Devono ascoltare l&#8217;incazzatura della base del Partito. la stessa base che ha votato in massa alle primarie e che ha sopportato tanto in passato, sempre fedele alla linea anche quando in disaccordo. La scelta di Franco Marini è sbagliata! Ascoltateci!”. Più morbidi i toni scelti da Cavriago, ma i contenuti non cambiano affatto: “Il circolo Pd di Cavriago fa un appello ai parlamentari reggiani Gandolfi, Incerti, Marchi, Iori, Pignedoli, affinché sostengano i nomi di Romano Prodi o Stefano Rodotà per la carica di Presidente della Repubblica – si legge in una nota &#8211;  Facendo un altro passo sulla strada del cambiamento, già imboccata con l’elezione di Boldrini e Grasso, per ridare centralità al Parlamento e proporre un governo che riaccenda le speranze degli elettori di centrosinistra, presenti, passati e futuri!!!”.</p>
<p><a title="Il sindaco di Vezzano Mauro Bigi" href="http://s3-eu-west-1.amazonaws.com/info.quotidianionline/photos/201304181035-800-maurobigi.jpg"><img src="http://s3-eu-west-1.amazonaws.com/info.quotidianionline/photos/201304181035-400-maurobigi.jpg" alt="Il sindaco di Vezzano Mauro Bigi" /></a></p>
<p>Il sindaco di Vezzano Mauro Bigi</p>
<p>Non è solo la base a esprimere dissenso. <a href="https://twitter.com/andrearossi76" target="_blank">Via Twitter</a> il sindaco di Casalgrande <strong>Andrea Rossi</strong> scrive una frase eloquente: “Faccio outing – ha scritto in tarda serata – (È) il momento più triste della mia militanza politica, si infrange un sogno mosso da passione e impegno civico”. Più articolato il dissenso che trapela dalla dichiarazione di <strong>Mauro Bigi</strong>, il sindaco di Vezzano, in <a href="http://www.facebook.com/mauro.bigi.1" target="_blank">un post su Facebook</a>: “Un pezzo del paese vuole l&#8217;accordo col Pdl per non cambiare nulla: la mafia; la finanza, che oggi festeggia con uno spread in discesa; tutti i grandi boiardi di Stato nominati; quelli che siedono nei Cda della grandi aziende statali e parastatali, come Inps, Eni, Finmeccanica; chi nel privato ha chiari riferimenti in uomini e gruppi senza i quali cadrebbe. Tutti questi oggi vogliono un accordo col Pdl per un governo di due o tre anni. Poi si vedrà”. I toni di Bigi si scagliano contro la casta, che “negli ultimi anni sta succhiando il sangue al resto del paese: ai piccoli imprenditori; ai pensionati che prendono tra i 500 e i 1000€ al mese; ai dipendenti pubblici che non arrivano a 1500€ mese; ai dipendenti privati il cui salario si è costantemente abbassato negli ultimi 30 anni (qualche colpa il sindacato ce l&#8217;ha, vedi Marini), ai disoccupati, ai giovani senza lavoro ma soprattutto senza futuro; agli onesti. Per me – conclude &#8211; il Pd deve rappresentare e rappresenta nell&#8217;elettorato questo secondo gruppo. Se la classe dirigente attuale vuole rappresentare il primo pezzo deve essere cacciata. Con ignominia”.</p>
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		<title>Colpito il lavoro</title>
		<link>https://www.pdbibbiano.it/2011/09/colpito-il-lavoro/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 09:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Curti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[| pd | manovra | governo | pier luigi bersani |]]></category>

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		<description><![CDATA[L'editoriale del responsabile Lavoro del PD dell'Emilia-Romagna, Luigi Mariucci <a class="meta-nav" href="https://www.pdbibbiano.it/2011/09/colpito-il-lavoro/">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché mai, nell&#8217;ambito di una ennesima manovra finanziaria che dovrebbe  avere di mira le misure di contenimento del debito pubblico, il taglio  degli sprechi e la lotta all&#8217;evasione, il moribondo governo in carica  insiste nel proporre una norma che, in sostanza, fa tabula rasa delle  tutele lavoristiche lasciate in eredità da mezzo secolo di tradizione  riformista?</p>
<p>Mi riferisco all&#8217;articolo 8, secondo il quale, con  accordi aziendali stipulati da non si sa chi potrebbero derogare tutte  le norme fondamentali di tutela del lavoro: dalla disciplina delle  mansioni a quella dell&#8217;inquadramento professionale, dall&#8217;orario di  lavoro ai licenziamenti.</p>
<p>Si tratta di una proposta demenziale e  avventurista, totalmente priva di senso razionale.       Basti dire che  se fosse vera una relazione univoca tra libertà di licenziamento e  occupazione, gli Stati Uniti, dove vige in generale il principio del  &#8220;employment at will&#8221; (vale a dire della libertà incondizionata di  licenziamento) dovrebbero essere il paese della piena occupazione.</p>
<p>Lì invece ci sono 19 milioni di disoccupati.       L&#8217;abrogazione delle  norme cruciali dello Statuto dei lavoratori non ha quindi nulla a che  fare con le misure di cui si discute ai fini di risanamento del debito  pubblico e di controllo della spesa.       Ha a che fare invece con una  specifica intenzione politica sciagurata, impersonata in particolare dal  ministro del lavoro in carica, il quale si è scientificamente attivato  al fine di dividere le forze sociali, e in particolare di isolare la  CGIL.        Questa perniciosa attività rappresenta un paradigma  negativo tanto più se confrontato con ministri del lavoro che  rispondevano ai nomi di Giacomo Brodolini, Carlo Donat Cattin, Gino  Giugni.</p>
<p>Nel merito, si può osservare che l&#8217;illegittimità  costituzionale della norma in parola è evidente, sotto molteplici  profili.       Anzitutto in riferimento agli articoli 3 e 39 della  Costituzione.       La legge ordinaria non può infatti attribuire  efficacia &#8220;erga omnes&#8221; ai contratti aziendali se non attraverso i  criteri previsti dalla seconda parte dell&#8217;articolo 39.       né può  essere ammissibile che con legge ordinaria si disponga in materia di  efficacia dei contratti collettivi.</p>
<p>Tanto meno è legittimo con  legge disporre una sanatoria ex post di accordi aziendali (come quelli  Fiat) &#8220;ove votati dalla maggioranza dei lavoratori&#8221;.       Il ministro  in carica cita a ogni pie&#8217; sospinto, a sostegno delle sue clandestine  tesi, impropriamente ed ingiustamente, il nome di Marco Biagi.        Avendolo conosciuto sono convinto che Marco gli avrebbe impedito di dire  almeno tali castronerie.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cambiamo la manovra ingiusta del governo.La manovra alternativa del PD</title>
		<link>https://www.pdbibbiano.it/2011/08/cambiamo-la-manovra-ingiusta-del-governo-la-manovra-alternativa-del-pd/</link>
		<comments>https://www.pdbibbiano.it/2011/08/cambiamo-la-manovra-ingiusta-del-governo-la-manovra-alternativa-del-pd/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 10:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Curti</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[| pd | manovra | governo | pier luigi bersani |]]></category>

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		<description><![CDATA[Le decisioni prese dal Consiglio dei ministri sono inadeguate e poco credibili rispetto alla sfida che il paese ha di fronte anche sul piano internazionale e fortemente inique sul piano sociale e fiscale. <a class="meta-nav" href="https://www.pdbibbiano.it/2011/08/cambiamo-la-manovra-ingiusta-del-governo-la-manovra-alternativa-del-pd/">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le decisioni prese dal Consiglio dei ministri sono  inadeguate e poco  credibili rispetto alla sfida che il paese ha di  fronte anche sul piano  internazionale e fortemente inique sul piano  sociale e fiscale.</p>
<div>
Gli esempi più eclatanti riguardano in  particolare l’anticipo della  delega sull’assistenza, che facilmente si  tradurrà in un drastico taglio  degli sgravi fiscali, scaricando sulle  famiglie una parte rilevante  dell’intera operazione di riduzione del  disavanzo pubblico, colpendo in  modo particolare i nuclei meno  abbienti.  La mancata precisazione degli  interventi da inoltre  all’anticipazione di questa delega un carattere  generico e di  incertezza che non corrisponde all’esigenza di credibilità  della  manovra.  L’intervento sugli enti locali è ancora insufficiente  sul  piano del riordino istituzionale, ma fortemente incisivo sul livello   dei servizi, livello che invece va mantenuto e in alcuni casi   irrobustito.  Il contributo di solidarietà incide sui ceti popolari e  sui  ceti medi che pagano le tasse.  In sostanza paga chi già paga.    L’intervento sul Tfr dei dipendenti pubblici non porta efficienza, ma   rappresenta un peso sui ceti medi e bassi.  Gli interventi sulle   relazioni industriali e sui rapporti di lavoro rappresentano una   notevole intromissione nei rapporti e nell’autonomia delle parti   sociali.  Molte di queste misure dovranno essere abolite o fortemente   alleggerite.</div>
<div>In sostanza, la manovra del governo  scarica  il costo del rientro dal deficit pubblico sui ceti popolari e  sugli  onesti che pagano le tasse.   E’ inoltre un intervento destinato a   deprimere l’economia invece di rilanciarla e non prevede nulla di   significativo per la crescita.</div>
<p>Il Partito Democratico  ritiene dunque che debbano essere adottare  soluzioni più efficienti e  più eque, che facciano pagare non chi paga  già, ma chi non paga mai,  che portino allo stesso risultato sul piano  dei saldi di bilancio, ma  che siano anche in grado di fornire un  sostegno selettivo alla  crescita.</p>
<div>
Il Pd non si  sottrae dunque alla sfida che il  paese ha di fronte e mette a  disposizione il proprio contro piano, un  progetto responsabile e  alternativo per il bene del paese.  Per  l’abolizione o il forte  alleggerimento delle inique misure del governo  noi dunque proponiamo:</div>
<p><strong>1. </strong>Per  affrontare  l’emergenza si prevede un prelievo straordinario una tantum   sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e scudati, in modo  da  perequare il prelievo su questi cespiti alla armonizzazione della   tassazione sulle rendite finanziarie al 20 per cento e di adeguare   l’intervento italiano alle medie delle analoghe misure prese nei   principali paesi industrializzati.  Gran parte di questi 15 miliardi   dovrà essere utilizzata per i pagamenti della Pubblica Amministrazione   nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire il patto   di stabilità interno così da consentire immediati investimenti da parte   dei comuni.</p>
<div>
<strong>2. </strong>Un pacchetto di misure   efficaci e non solo di facciata contro l’evasione fiscale, tali da   produrre effetti immediati, consistenti e concreti.  Si propongono  dunque  alcuni interventi, tra i quali figurano le misure anti-evasione  che in  parte riprendono quelle dolosamente abolite dal governo  Berlusconi:</div>
<div>a) tracciabilità dei pagamenti superiori a  1.000 euro (pensare a somme  più elevate significa lasciare di fatto  tutto come è oggi) ai fini del  riciclaggio e soglie più basse, a  partire dai 300 euro, per l’obbligo  del pagamento elettronico per  prestazioni e servizi;</div>
<p>b) obbligo di tenere l’elenco clienti-fornitori, il vero strumento di trasparenza efficiente;</p>
<div>c)  descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo con   previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento.</div>
<div><strong>3.</strong> Introduzione di una imposta ordinaria sui valori immobiliari di   mercato, fortemente progressiva, con larghe esenzioni e che inglobi   l’attuale imposta comunale unica sugli immobili, in modo di ricollocare   l’Italia nella media e nella tradizione di tutti i maggiori paesi   avanzati del mondo.</div>
<div>
<strong>4.</strong> Un piano   quinquennale di dismissioni di immobili pubblici in partenariato con gli   enti locali (obiettivo minimo 25 miliardi di euro).</div>
<div><strong>5.</strong> Liberalizzazioni.  Il Pd propone di realizzare immediatamente almeno   una parte delle proposte di liberalizzazione che il partito ha già   preparato e presentato: ordini professionali, farmaci, filiera   petrolifera, RC auto, portabilità dei conti correnti, dei mutui e dei   servizi bancari, separazione Snam rete gas, servizi pubblici locali.  Il   Pd è contro la privatizzazione forzata, ma non contro le gare e la   liberalizzazione dei servizi pubblici locali.  Tutto questo si può fare   immediatamente senza bisogno di riforme costituzionali.</div>
<div><strong>6. </strong>Politiche  industriali per la crescita.  Il Pd propone di adottare  subito misure  concrete per alleggerire gli oneri sociali e un pacchetto  di progetti  per l’efficienza energetica, la tecnologia italiana e la  ricerca, con  particolare riferimento alle risorse potenziali e  sollecitabili del  Mezzogiorno.  Sarebbe un errore imperdonabile  intervenire sul controllo  dei conti pubblici senza mettere in campo, sia  pure limitatamente alle  risorse disponibili, un pacchetto di stimoli  alla crescita e per  l’occupazione.  In questo contesto rientra anche  l’implementazione dei  più recenti accordi tra le parti sociali senza  intromissioni che ledano  la loro autonomia.</div>
<div><strong>7.</strong> Pubblica  amministrazione,  istituzioni e costi della politica.  In  Italia la  riduzione della spesa deve riguardare non tanto sulla spesa  sociale, ma  l’area della Pubblica Amministrazione, le istituzioni  politiche e i  settori collegati.  A Cominciare dal Parlamento: il primo  passo è il  dimezzamento del numero dei parlamentari.  Il Pd ha presentato  da tre  anni proposte specifiche su questo punto.  Su sollecitazione dei  gruppi  parlamentari del Pd la discussione su questi progetti è stata   calendarizzata in</div>
<div><strong><br />
Parlamento per settembre.  Si agisca immediatamente</strong>.    Da lì in giù, bisogna intervenire su Regioni, Province, Comuni con lo   snellimento degli organi, l’accorpamento dei piccoli comuni, il   dimezzamento o più delle province secondo l’emendamento presentato dal   Pd e dall’Udc alla manovra di luglio o, in alternativa, riconducendole   ad organi di secondo livello, accorpamento degli uffici periferici dello   Stato, dimezzamento delle società pubbliche, centralizzazione e   controllo stretto per l’acquisto di beni e servizi nella pubblica   amministrazione.  In più: la ripresa di un vero lavoro di spending   review, interrotto dal governo Berlusconi, dal punto di vista di una   politica industriale per la pubblica amministrazione.  Il Pd ha proposte   specifiche su ciascuno di questi punti.  In particolare sui costi  della  politica il riferimento è il programma contenuto nell’ordine del  giorno  presentato due settimane or sono in Parlamento.</div>
<p>La  manovra economica che il paese si appresta ad applicare rappresenta  un  passaggio necessario, ma molto severo.  Il Pd eserciterà tutta la   propria responsabilità di partito nazionale e alternativo.  Ma oggi non   si può tacere che se il paese si trova più esposto di altri sul fronte   della crisi questo si deve alla responsabilità politica del governo e   della sua maggioranza.  L’Italia è un grande paese.  Ha risorse e   capacità.  Tre anni fa il debito pubblico era al 104 per cento del Pil,   la spesa pubblica era meno forte, le banche non avevano investito somme   ingenti nei derivati e nei prodotti finanziari più fragili.  Sarebbe   bastato non bruciare inutilmente le risorse disponibili, riconoscere la   crisi ed avviare un pacchetto di interventi per sostenere la crescita.    Per tre anni, pur di fronte agli avvertimenti, all’allarme e alle   proposte dell’opposizione, il governo ha negato la crisi e non ha fatto   irresponsabilmente nulla.</p>
<div>
Il Partito Democratico,   responsabile e alternativo, si carica oggi di questa sfida e si propone   per offrire al paese un’alternativa credibile, più efficiente, più   giusta, in modo che l’Italia possa voltare pagina e riprendere il suo   cammino di crescita.</div>
<p>“Sulla base  di questi primi ed altri  elementi di proposta” dichiara il segretario  nazionale del Pd, Pier  Luigi Bersani “dal 20 agosto in poi, una volta  esaminato il testo  presentato dal Consiglio dei ministri, ci rivolgeremo  alle forze  sociali e alle opposizioni per aprire un confronto volto a  perfezionare  una più compiuta proposta alternativa agli interventi del  governo, a  presentare gli emendamenti in Parlamento ed a sollecitare il  sostegno  dell’opinione pubblica per il cambiamento di una manovra  depressiva,  poco credibile e ingiusta”.</p>
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